I Casamonica: dentro il clan più temuto della capitale

Un viaggio all'interno del clan Casamonica. I zingari che hanno conquistato Roma.

ANALISI DI UN POTERE MAFIOSO

Gregorio Zetticci

9/6/202645 min read

Indice

1. Introduzione

2. Chi sono i Casamonica?

3. La storia del clan Casamonica

3.1. Le origini e l’evoluzione

4. Le alleanze criminali del clan

4.1. Matrimoni strategici

4.2. La banda della Magliana

4.3. Primi rapporti con le mafie tradizionali

4.4. Dal 2010 in poi

5. Gli affari del clan

5.1. Metodo usuraio

5.1.1. Pensieri suicidi, tentati suicidi e suicidi di vittime

5.2. Traffico di sostanze stupefacenti

5.3. Traffico di autovetture di lusso

5.4. Intestazione fittizia dei beni

5.5. Racket degli alloggi

5.6. Il “pizzo”

5.7. Appalti truccati

5.8. Smaltimento rifiuti

5.9. Truffe

5.10. Il pedaggio

5.11. Riciclaggio di denaro ed elevazione del loro status criminale

6. Attività extra

6.1. Corruzione

6.2. Episodi di violenza

6.3. Ostentazione del lusso

7. Quasi totale assenza di collaboratori di giustizia

8. Il ruolo delle donne

8.1. Il ruolo delle donne nella famiglia

8.2. Il ruolo delle donne nel clan

9. Semantica del clan

10. Struttura del clan

10.1. Struttura generale e figure di spicco

10.2. Frizioni tra famiglie

10.3. Aiuto reciproco

11. La narrazione del clan

11.1. Il cognome pesante

11.2. Il lavoro duro

11.3. La narrazione generale

12. I processi

12.1. I primi processi

12.2. La prima svolta

12.3. L’operazione Gramigna

12.4. Gramigna bis

12.5. Le pene inflitte

12.6. Curiosità

13. Confische dei beni – Colpire il patrimonio

13.1. Le prime perquisizioni e confische

13.2. All’ombra del Cupolone

13.3. Ruspe al Quadraro

13.4. Operazione Gramigna bis - confische

13.5. Il maxi sequestro

13.6. Sanzioni pecuniarie

14. Situazione attuale

14.1. Ultime notizie di cronaca

15. Riflessioni finali

1. Introduzione

A Roma si è insediato, ormai da decenni, un inquietante fenomeno mafioso. In pochi anni ha conquistato ville, territori, piazze di spaccio, istituzioni e l’intera malavita romana. L’oro è il potere. La paura e l’omertà sono il mezzo. Il clan Casamonica sembra infermabile. Oggi ripercorreremo tutti i momenti cardini del clan per capirne l’evoluzione, analizzarne la struttura e comprendere come si comporta per poter intervenire e stroncare il fenomeno dalla radice. Perché per fermare il clan bisogna parlare la loro stessa lingua, sotto tutti i punti di vista.

2. Chi sono i Casamonica?

I Casamonica sono originariamente una famiglia rom. Successivamente tramite attività illecite e alleanze familiari e criminali, questa è riuscita ad espandersi fino a creare quello che oggi è il noto clan dei Casamonica. Il clan opera principalmente nella zona sud-est di Roma, con la loro “sede principale” situata nel quartiere Romanina, più precisamente al Vicolo di Porta Furba. Dal 2021 questo gruppo criminale è ufficialmente riconosciuto come organizzazione di stampo mafioso. Ciò ha comportato, almeno parzialmente, un’attenuazione graduale del fenomeno, soprattutto per merito di numerosi arresti e pressanti indagini. Inoltre, il clan nutre numerose alleanze criminali sia per legami di parentela, con clan come i Di Silvio e gli Spada, sia per le mere attività criminali che svolge, alleanze come la ‘ndrangheta, la mafia albanese e vari cartelli del Sud America. I membri del clan sono particolarmente noti per la loro ostentazione del lusso, infatti non raramente si vedono a bordo di vetture particolarmente dispendiose e sono proprietari di numerose ville arredate con uno stile particolarmente sfarzoso, fatiscente e vistoso, simbolo di ostentazione mafiosa. Il clan nel gennaio del 2019 è stato anche al centro della nota operazione “Brasile low cost”. Questa operazione prometteva di importare dal Sud America, 7 tonnellate di cocaina con un elevato tasso di purezza. Approfondiremo l’argomento in seguito.

3. La storia del clan Casamonica

Analizziamo la storia del clan fin dalle origini per comprendere al meglio come questo fenomeno criminale si sia espanso così rapidamente e con cotanta intensità, fino a diventare uno dei punti di riferimento della criminalità nazionale.

Le informazioni inerenti al paragrafo “Le origini e l’evoluzione” potrebbero risultare frammentate per via dell’insufficienza di fonti attendibili. Per “Cronache di Mafia” è un dovere imprescindibile riportare nei propri articoli esclusivamente fonti affidabili e attendibili.

3.1. Le origini e l’evoluzione

La famiglia Casamonica si stanziò originariamente in territorio abruzzese. Un primo trasferimento avvenne negli anni Quaranta del secolo scorso, quando per via della persecuzione fascista di quegli anni, molti rom vennero deportati in alcuni campi di detenzione, di cui molti a Isernia, in Molise. Ulteriori indagini effettuate dai Carabinieri del nucleo investigativo di Frascati, hanno individuato tramite alcuni documenti, i primi insediamenti della famiglia a Roma. Infatti, il primo trasferimento a Roma della famiglia, fu fatto da Luciano Casamonica e Adelaide Spada nel 1939, provenienti entrambi da Tortoreto. Successivamente, negli anni Cinquanta, anche il fratello di Luciano e la sorella di Adelaide, uniti da una relazione amorosa, si trasferirono stabilmente a Roma, più precisamente al Vicolo di Porta Furba. Poco dopo migrarono a Roma anche i parenti di queste due coppie, dando vita ai primi ceppi di famiglie Casamonica e Spada nella capitale. È interessante notare come, tramite alcuni articoli pubblicati al tempo, già all’epoca i membri della famiglia Casamonica furono spesso coinvolti in attività violente, principalmente risse. Negli anni Sessanta, per via di varie politiche di riqualificazione urbana che il Comune di Roma fece, molti appartenenti alla famiglia furono obbligati a trasferirsi. I principali luoghi dove essi si stabilirono furono: Romanina, Tuscolana e Nuova Ostia. La famiglia rimase comunque molto unita, anche dal punto di vista prettamente geografico, infatti, la stragrande maggioranza dei membri rimase nel quadrante sud e sud-est di Roma. Successivamente tramite legami parentali e genealogici, principalmente tramite matrimoni, la famiglia Casamonica si espanse fino a raggiungere zone limitrofe alla capitale, controllate per lo più dalle famiglie dei cugini Spada e Di Silvio, altre due famiglie malavitose e temute di Roma.

4. Le alleanze criminali del clan

Il clan Casamonica ha costruito nel tempo una rete criminale molto solida che ad oggi permette di trattare alla pari con numerosissimi gruppi criminali internazionali. Partiamo dal principio.

4.1. Matrimoni strategici

Originariamente, quando le famiglie Casamonica abitavano ancora in Abruzzo, ci furono due matrimoni, in particolare tra due fratelli Casamonica, Luciano e Guerino, e due sorelle Spada, Adelaide e Virginia. Quando successivamente nel 1939 Luciano e Adelaide si trasferirono stabilmente a Roma, vennero pochi anni dopo seguiti da Guerino e Virginia. Da quei due matrimoni poi, si espanse la famiglia Casamonica e la famiglia Spada, formando successivamente i due clan criminali che operano attualmente in tutta Roma e in particolare a Ostia per gli Spada. Vi sono inoltre almeno una dozzina di nuclei familiari legati ai Casamonica, tra cui i più noti: Morelli, Di Rocco, Di Silvio e Spinelli; anche loro di origine rom, che seguirono probabilmente l’evoluzione in modo analogo alla famiglia Spada. Attualmente questi ceppi familiari risultano operativi criminalmente per conto del macro-gruppo Casamonica, di cui fanno effettivamente parte, seppur storicamente ci furono alcuni conflitti per via di affari illeciti intrinsechi. Il clan Casamonica, Spada, Di Silvio e Spinelli quindi, sono quattro clan perlopiù distinti geograficamente e gerarchicamente, ma strettamente legati da alleanze criminali e legami parentali con i Casamonica.

4.2. La Banda della Magliana

Durante tutti gli anni ’70, le seconde generazioni dei Casamonica, agirono in subordinazione a Enrico Nicoletti, cassiere ed esponente di importante rilievo nel panorama criminale romano. Nicoletti impiegò spesso alcuni membri della famiglia Casamonica, soprattutto nelle attività criminali di recupero crediti, per via della loro importante stazza fisica e fama pugilistica. La Banda della Magliana fu uno dei gruppi di criminalità organizzata più feroci e di assoluto rilievo nell’ambiente criminale romano, che operò dalla seconda metà degli anni ’70 fino agli anni duemila. Iniziò così la graduale ma rapida scalata dei Casamonica nell’ambiente criminale.

4.3. Primi rapporti con le mafie tradizionali

Per la loro coesione e la quasi totale assenza di pentiti del clan, quest’ultimo riuscì in poco tempo a stringere legami e cooperare anche con le grandi mafie tradizionali. Successivamente infatti, dagli anni ’80 circa in poi, il gruppo Casamonica diventò una potenza criminale autonoma e autoctona sul territorio romano. Iniziò ad operare principalmente tramite l’ausilio del metodo usuraio ed estorsioni frequenti, ciò gli permise di acquisire una notevole quantità di denaro che verrà successivamente destinata e investita nel commercio di sostanze stupefacenti, attività altamente redditizia e con un rischio relativamente contenuto. Tramite anche le conoscenze precedentemente acquisite durante la collaborazione con la Banda della Magliana, il clan Casamonica entrò in contatto con la ‘ndrangheta, con la quale ci furono svariate e rilevanti collaborazioni tramite alcune ‘ndrine note. Si svilupparono anche delle trattative per notevoli quantità di stupefacenti con rapporti pressoché paritari tra le parti, una caratteristica che inquietò particolarmente gli inquirenti, in quanto forte sintomo della notevole rilevanza e rispetto che il clan Casamonica possedeva sul panorama criminale nazionale. Successivamente vengono documentati anche i primi rapporti con la Camorra seppur in modo frammentato e difficilmente ricostruibili in ordine cronologico.

4.4. Le alleanze dal 2010 in poi

Dal 2010 circa, grazie soprattutto alle inchieste pressanti e approfondite eseguite dalla procura di Roma e da alcuni giornalisti, si hanno notizie certe e dettagliate dei rapporti del clan con molte figure di spicco della criminalità organizzata. Tra i nomi più noti nelle inchieste emergono: Massimo Carminati, individuo noto nell’ambiente criminale romano seppur non affiliato a nessuna organizzazione di stampo mafioso; Fabrizio Piscitelli, noto anche come Diabolik, fu un ultras della Lazio affiliato al clan Senese e figura di rilievo nel panorama criminale della capitale; Michele Senese, detto ‘o Pazzo, boss dell’omonimo clan e figura rispettata nell’ambiente criminale nazionale; Massimiliano Fazzarri, divenuto poi collaboratore di giustizia e molto importante nell’inchiesta Gramigna, fu un soggetto operante criminalmente a Roma ma proveniente e affiliato alla ‘ndrangheta calabrese. Questi sono solo alcuni dei più noti personaggi criminali con cui i Casamonica hanno cooperato. Debora Cerreoni, collaboratrice di giustizia ed ex sposa di Massimiliano Casamonica, raccontò: «In carcere nascono rapporti anche con altre organizzazioni criminali. Ad esempio a Livorno, Massimiliano Casamonica aveva conosciuto Michele Senese». Liliana Casamonica, figura di spicco del clan, stando ai racconti della Cerreoni e di Fazzarri, si vantò spesso che Salvatore Casamonica ebbe trattative inerenti al traffico di stupefacenti con Senese, figura, come detto poc’anzi, di rilievo assoluto nel panorama criminale italiano, che contribuì quindi ad elevare il clan Casamonica a livello nazionale e non confinandolo più solamente all’interno della capitale. Con Massimo Carminati, in quanto non affiliato ad alcuna organizzazione criminosa, i Casamonica ebbero un rapporto differente, infatti Carminati, svolse nella quasi totalità dei casi, il rapporto di intermediario per via dell’ampia rete di conoscenze che ebbe per merito della sua esperienza pluridecennale all’interno della malavita romana e nazionale. I Casamonica conseguirono inoltre, svariate trattative e scambi di stupefacenti con i cartelli colombiani e brasiliani ed ebbero svariati rapporti con la mafia albanese. Le relazioni con il Sudamerica avvennero principalmente tramite il broker montenegrino Tomislav Pavlović che fece da intermediario tra i Casamonica e i cartelli Sudamericani per lo spaccio di sostanza stupefacente a basso costo e con tasso di purezza particolarmente elevato. Per la mafia albanese il tramite fu Dorian Petoku, che ebbe il ruolo di gestire la logistica per il trasporto di merci illegali e rappresentante della criminalità organizzata albanese in Italia. Anche con Fabrizio Piscitelli, come già menzionato, i Casamonica ebbero rapporti d’affari criminali, principalmente riguardanti il traffico di sostanze stupefacenti, con Piscitelli che agiva da intermediario tra varie cosche ‘ndranghetiste e camorristiche. Dalle indagini eseguite dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dalla Guardia di Finanza emerge un incontro in particolare, avvenuto il 13 dicembre 2017, in un ristorante di Ostia, nel quale Salvatore Casamonica e Fabrizio Piscitelli discussero per stabilire una pax mafiosa tra il clan Spada e il gruppo criminale guidato da Marco Esposito, acerrimo rivale del clan Spada. Da questo quadro generale emerge una verità sconcertante e inquietante. Il clan Casamonica, sottovalutato per decenni e spesso definito “un gruppo di zingari che provano a fare i criminali”, è divenuto un’associazione criminale rispettata da svariate mafie a livello globale e capace di trattare alla pari con i giganti della malavita organizzata internazionale.

5. Gli affari del clan

Dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, la famiglia Casamonica ricavò profitti principalmente dalle attività giostraie e dal commercio di cavalli, ancora oggi un simbolo della famiglia. Successivamente, nelle seconde generazioni, si notarono le prime attività illecite della famiglia. Truffe, commercio di macchine senza contratti regolari e attività simili erano le principali. Negli anni successivi alcuni membri della famiglia parteciparono anche a varie produzioni cinematografiche, principalmente però con il ruolo di figurante, stratagemma che impiegano ancora oggi per giustificare l’immensa mole di denaro in loro possesso. Anche nel pugilato, vari membri della famiglia furono e sono tutt’oggi importanti sportivi a livello agonistico, un fattore che ha indubbiamente alimentato il timore e l’omertà nei residenti e testimoni verso il clan. La prima grande svolta nell’ambiente criminale avvenne quando Luciano Casamonica entrò in rapporto con Enrico Nicoletti, esponente di spicco della Banda della Magliana. I due costruirono da subito un rapporto umano e criminale molto solido. Da queste collaborazione ne giovarono entrambe le parti, infatti per merito delle conoscenze criminali di Nicoletti e la fama pugilistica dei Casamonica, riuscirono a portare avanti le prime estorsioni, truffe, usure e un recupero crediti efficiente. Infatti, fu proprio l’attività di recupero crediti che fece diventare i Casamonica una famiglia conosciuta e temuta a livello criminale. Successivamente, quando la Banda della Magliana si sciolse gradualmente, la famiglia Casamonica proseguì a imporre il proprio potere criminale sul territorio romano.

5.1. Metodo usuraio

Il metodo usuraio è uno dei principali business della famiglia Casamonica, con cui costruì le sue prime basi finanziarie che reinvestirà poi principalmente nel traffico di stupefacenti. I membri del clan infatti tuttora si avvalgono di svariate tecniche di manipolazione psicologica per mettere sotto pressione il debitore. Secondo il racconto di alcune vittime, solitamente la tecnica intimidatoria usata è pressoché simile. L’aguzzino si vanta con la propria vittima di pestaggi molto violenti commessi da sé stesso, ai danni di individui terzi che non avevano restituito somme di denaro, spesso molto inferiori a quelle della vittima, nonché suo interlocutore. In questo modo nella mente della vittima si scatena un pensiero banalmente logico, “se per molto meno è in grado di commettere queste atrocità, a me spetterà una sorte ancor peggiore”. Questi racconti spesso vengono ripetuti frequentemente, instaurando nella vittima uno stato di forte stress e timore. Nel caso però, ciò non dovesse bastare per riavere indietro il denaro, i membri o affiliati Casamonica convocano il debitore al loro covo in Vicolo di Porta Furba per “discutere”, ed è lì che avviene un pestaggio violentissimo che, secondo alcune testimonianze, in alcuni casi ha portato addirittura alla morte delle vittime. Vi sono diverse testimonianze che evidenziano come soggetti che avevano contratto prestiti con il clan, anche di poche migliaia di euro, si sono ritrovati a pagare centinaia di migliaia di euro di interessi. Non esiste una regola fissa per i tassi di interessi sui debiti, ma spesso il valore parte dal 20% per poi lievitare esponenzialmente, fino al 300% o più. Sulle attività usuraie del clan, è possibile citare un fatto di cronaca tra i più eclatanti. Corre l’anno 2007 quando, un imprenditore romano che si trova in difficoltà economiche, decide di rivolgersi alla famiglia Casamonica per avere una liquidità monetaria immediata, e chiede quindi un prestito pari a 10.000 euro. Da quel momento, per via dei tassi di interesse elevatissimi, si ritrova in soli 6 anni completamente messo sotto scacco dal clan, arrivando a pagare una cifra totale di interessi pari a 1.785.300 euro.

5.1.1. Pensieri suicidi, tentati suicidi e suicidi di vittime

Per via delle persistenti pressioni psicologiche dei Casamonica, si sono verificati anche molteplici casi, in cui, imprenditori asfissiati dai debiti contratti col clan, hanno perfino tentato di porre fine alla loro vita, talvolta riuscendoci. Questi avvenimenti dovrebbero porre luce sul fenomeno, facendo comprendere alla massa, e a chi di dovere, fino a che livello di stress e pressione psicologica, e a volte fisica, la vittima sia sottoposta quotidianamente. Possiamo citare l’episodio dell’imprenditore allora quarantenne che, nel gennaio del 2012, tentò il suicidio buttandosi nelle gelide acque del fiume Tevere. Fortunatamente in quel caso fu soccorso dai carabinieri che lo convinsero a desistere. Ma non sempre vi è un lieto fine. Un altro caso avvenne nel 2023 quando un imprenditore romano di 54 anni fu trovato morto nella sua auto a Guidonia. Le sue ultime parole, rivelate inconsciamente durante un’intercettazione proprio da uno dei suoi aguzzini furono: «Samu (nome del suo persecutore) ti prego se io dovessi... se io dovessi, fare una botta di matto, te prego solo per mio figlio, fallo finire di studiare…». Seppur non si ha l’assoluta certezza che il suo aguzzino sia affiliato al clan Casamonica, si tratta comunque sia di un suicidio legato con ogni probabilità al metodo usuraio mafioso romano, e a Roma ciò, è praticato principalmente dal clan Casamonica, e perlopiù con la stessa metodica. I casi citati non sono isolati, e anzi, vi sono almeno altri dieci casi simili verificati in cui le vittime abbiano, almeno affermato, di aver avuto pensieri suicidi per via dei debiti con tassi usurai legati ai Casamonica. Chiaramente nella realtà il numero di individui con pensieri intrusivi di questo tipo è, con ogni probabilità, esponenzialmente più elevato, siccome, come già affermato, la grande maggioranza delle vittime non denuncia per timore di ripercussioni, tenendo quindi il numero delle vittime constatate contenuto.

5.2. Traffico di sostanze stupefacenti

Il traffico di sostanze stupefacenti per il clan Casamonica rappresenta uno dei principali metodi di profitto, usato anche come cassa liquida immediata per effettuare le proprie attività di usura. Secondo indagini eseguite nel 2012, fu notato un traffico di circa 400 autovetture ogni notte, considerando solo le ore notturne, finalizzato all’acquisto di sostanze stupefacenti solamente in via Barzilai, nel quartiere Romanina, escludendo quindi tutte le altre zone di spaccio del clan. Per capire l’enorme quantitativo di sostanza stupefacente e denaro che è presente nell’ambiente presidiato dal clan, basti pensare all’operazione del 2018/2019 rinominata “Brasile low cost” portata avanti proprio dal clan Casamonica. Questa operazione poi fallita per via delle accurate indagini fatte in merito, si poneva l’obiettivo di importare sul territorio romano 7 tonnellate di cocaina, peraltro con un grado di purezza molto elevato. Quei 7mila chilogrammi di cocaina rivenduti nelle strade, avrebbero potuto far fruttare al clan decine di milioni di euro.

5.3. Traffico di autovetture di lusso

La compravendita di autovetture di lusso rappresenta un altro metodo utilizzato dal clan Casamonica per integrare una parte dei profitti nelle casse del clan. Negli anni, i membri e gli affiliati, hanno costruito un’efficace tecnica di truffa ai danni di privati e saloni di autovetture usate. Nel caso dei privati la truffa si svolge a grandi linee sempre con la seguente metodologia. I membri del clan acquistano un’autovettura di grossa cilindrata, spesso tramite prestanome e con l’ausilio di assegni scoperti, falsi oppure rubati. Prima che la vittima e proprietario originario dell’auto si rechi a riscuotere l’assegno e capirne la truffa assieme alla sua banca, i Casamonica hanno già trasferito l’auto in un altro stato e cambiato la targa, non facendo risultare la vettura su alcun registro e interrompendo bruscamente ogni tipo di contatto con il venditore. Nel caso invece in cui la truffa viene eseguita ai danni di un autosalone e del suo proprietario, il metodo attuato è ragionevolmente differente. Alcuni membri del clan entrano in contatto con queste attività che si occupano della vendita di vetture usate, iniziando gradualmente a mostrare il loro interesse verso le auto, l’autosalone e iniziando ad avanzare velate minacce al gestore. In caso l’imprenditore si dimostri accondiscendente questi agiscono principalmente in due modi. Nel caso migliore, i membri del clan pretendono di ricevere queste vetture di grossa cilindrata a prezzi stracciati, spesso consegnando anticipi praticamente irrisori, tutto ciò conciliato ovviamente da minacce e persecuzioni costanti e ripetute. L‘imprenditore a quel punto per evitare ripercussioni concede le autovetture a questi, perdendo una parte non marginale dei suoi possibili profitti. Spesso quell’anticipo irrisorio di cui parlavamo poc’anzi, viene successivamente richiesto indietro con interessi, come se fosse un prestito, conducendo l’imprenditore a diventare una vittima di usura del clan. Nel caso peggiore invece, i membri del clan si immettono forzatamente nell’attività commerciale di turno, spodestando completamente la figura originaria del gestore, iniziando a comandare quell’autosalone trattenendo anche una parte considerevole dei profitti, spesso la addirittura totalità. Nel caso opposto in cui, il proprietario dell’autosalone risulti essere completamente contrario a questa imposizione forzata del clan, i suoi membri metteranno in atto una serie di atti vandalici volti ad incendiare e demolire le autovetture in possesso del salone, distruggendo conseguentemente anche l’attività imprenditoriale e il business del malcapitato. Una volta che il clan entra in possesso delle autovetture desiderate queste verranno destinate alla vendita nel mercato secondario. Spesso il clan Casamonica per massimizzare i profitti si avvale inoltre di una serie di tecniche per lo spostamento dei mezzi in vari paesi, volti ad eludere i controlli fiscali, evitando quindi di pagare l’IVA.

5.4. Intestazione fittizia dei beni

Il clan si avvale spesso anche di intestazioni fittizie dei beni. Questa è una delle più note e rilevanti attività illecite dei Casamonica poiché gli permette di risultare nullatenenti agli occhi dello stato e usufruire di una serie di vantaggi, che chiaramente non gli spetterebbero. Il clan Casamonica, nella pratica, gestisce numerose attività imprenditoriali avvalendosi però sempre dell’utilizzo di un prestanome. In questo modo i membri del clan gestiscono l’attività e ne incassano i ricavi, ma per lo stato italiano risulterà che il prestanome ne è il titolare, facendo quindi risultare nullatenenti i veri gestori dell’attività, nonché membri del clan. Di conseguenza risulterà molto più difficoltosa anche l’intercettazione e la confisca dei beni appartenenti ai membri del clan. Per questo reato si può citare un caso specifico in cui il clan Casamonica, oltre che ai reati di estorsione e usura, si è prevalso di un’intestazione fittizia. Ci troviamo nel 2011, in un locale notturno situato a via Libetta, nel quartiere Ostiense a Roma. Il proprietario del locale trovandosi in una situazione economica precaria accetta un prestito iniziale di 50.000 euro da Giuseppe Casamonica, membro di spicco del clan. Quel prestito permetterà, tramite continue minacce, di far infiltrare nella gestione del locale vari membri del clan, tramite l’utilizzo di un prestanome naturalmente, in questo caso si tratta dell’amante di Giuseppe Casamonica detto Bitalo, Giuseppina Di Marzio. Una volta quindi, infiltrati dentro la gestione delle casse del locale, questi ne trattengono una parte considerevole, lasciando però le spese a carico del proprietario originario. Tra l’altro, i ricavi del locale nelle tasche del clan Casamonica, servono solamente per pagare gli interessi futuri del debito contratto dall’imprenditore e non il valore complessivo del debito. Quest’ultimo ovviamente in poco tempo non riesce più a far fronte alle spese del locale, finendo per chiuderlo definitivamente, rimanendo comunque con un prestito elevatissimo da dover far fronte. In casi come questo, siccome la vittima non dispone più di risorse economiche, il clan trasformerà il debitore in un prestanome e in un affiliato del clan a tutti gli effetti, in caso di ribellione, la violenza sarà l’unico metodo attuato.

5.5. Racket degli alloggi

Fino a un decennio fa si pensava che il business del racket riguardasse solamente il clan Spada di Ostia, e che i Casamonica subordinassero questa attività ai loro cugini Spada. Nelle ultime inchieste è però emersa una verità sconcertante. Infatti grazie all’indagine dell’operazione Gramigna, iniziata nel 2015 e culminata nel luglio del 2018, si sono scovati una serie di immobili occupati irregolarmente dal clan, situate nelle zone delle case popolari di Ostia, Ciampino, Pietralata e del quartiere Romanina. Gli appartamenti erano stati tutti occupati irregolarmente da almeno dieci anni, di cui in uno di questi, i membri del clan si erano insediati con prepotenza minacciando anche l’ausilio di armi, costringendo il proprietario originario e vittima di 74 anni ad andare a vivere in strada. L’appartamento di Pietralata invece, era stato estorto ad una donna, assegnataria regolare dell’immobile, siccome suo figlio aveva contratto un debito di droga con il clan Casamonica e siccome impossibilitato dal ripagare il debito per mancanza di denaro, il clan ha proceduto con uno sfratto coatto, avvenuto nel 2015, in piena notte. I debiti sono spesso irrisori, basti pensare al caso di un legittimo assegnatario di una casa popolare nel quartiere Spinaceto, situato nel quadrante sud-ovest della capitale, a cui è stata sottratta, anche in questo caso in maniera coatta, la propria abitazione per un debito di soli 1.600 euro con il clan. Il Direttore Operativo dell’ATER Roma, Franco Mazzetto, nel 2017 ai microfoni di Repubblica disse: «Quelle famiglie criminali colpiscono le fasce deboli. Chi abita le nostre case sono persone che davvero ne hanno necessità. Se fanno illegalità, occupando, noi li perseguiamo, sia chiaro. Tuttavia vivono situazioni davvero difficili. Ecco, inserirsi in quei contesti decidendo il bene e il male di ceti deboli è davvero vergognoso». Il clan ormai è un vero e proprio Antistato, come definito da Federica Angeli, si sostituisce allo Stato italiano creando delle vere e proprie liste di attesa con prezzari annessi. Le zone raggiunte e sotto il dominio del clan oramai non sono più solamente confinati nel Vicolo di Porta Furba o dintorni, ma sono giunti in tutta la Capitale. I quartieri più afflitti sono Ostia, Spinaceto, San Basilio, Vigne Nuove, Tor Bella Monaca, Cinquina, Pietralata, Laurentino 38 e altri ancora. Si stima che il clan Casamonica abbia occupato più di 600 abitazioni delle 6.000 totali occupate, più del 10%, quasi un monopolio. Il commissario Ater Tommaso Tamborrino dichiarò: «Le occupazioni abitative prima gestite a livello politico ora sono in mano al potere criminale. Possiamo parlare di mafia o paramafia: c'è intimidazione, violenza, paura».

5.6. Il “pizzo”

Un altro metodo con il quale il clan Casamonica ricava profitti è senza dubbio il cosiddetto “pizzo”, seppur meno frequente. Anche qui vi sono diverse testimonianze di imprenditori. Il metodo impiegato risulta pressoché eguale nella totalità dei casi. Inizialmente i membri del clan avvicinano il proprietario del locale e gli chiedono una somma di denaro relativamente contenuta per usufruire della “protezione del clan”, da quel momento qualsiasi sia la risposta dell’imprenditore, la sua attività è destinata a precipitare nel baratro. Nel caso in cui il possessore di dell’attività si rifiuta di concedere del denaro al clan, la proprietà verrà bersagliata da innumerevoli vandalismi che porteranno il locale in rovina, e molto spesso alla chiusura definitiva. Nel caso contrario, ovvero in cui la risposta della richiesta di denaro sia affermativa, dopo qualche mese di accordo, il clan inizierà a chiedere dei “favori” ai proprietari dei locali. Spesso si tratta di usare l’attività commerciale dove luogo per nascondere le armi, la droga, o banalmente, i membri della famiglia inizieranno a chiedere somme mensili di denaro maggiormente ingenti. Da quel momento le richieste del clan diventeranno gradualmente sempre più impegnative fino a che il locale chiuderà per insufficienza di fondi oppure diventerà complice e parte integrante del clan. Anche in merito a questo metodo vi sono diverse testimonianze di come il clan Casamonica agisce, vi sono diversi casi in cui i membri della famiglia hanno incendiato attività lavorative poiché il proprietario si è rifiutato di sottostare alle loro richieste, fino ad un caso specifico in cui, un imprenditore romano ha denunciato alle autorità di aver rinvenuto un proiettile, recapitato per via postale alla sua dimora personale, chiaramente come segno di intimidazione.

5.7. Appalti truccati

Come la maggior parte delle mafie tradizionali, anche il clan Casamonica ha tentato di inserirsi nel mondo del lavoro legale tramite “appalti truccati”, ovvero appalti pubblici ottenuti legalmente in apparenza, ma che nascondono un lato oscuro costituito da violenza, minacce e qualche favoritismo da parte di agenti o funzionari pubblici corrotti. Roma è peraltro una città che si presta perfettamente a queste tipologie di attività illecite, soprattutto quando vi è la necessità di costruire grandi infrastrutture e opere pubbliche. È proprio in periodi delicati, soprattutto quando ingenti fondi vengono stanziati per la costruzione di opere pubbliche, che i reati di tipo corruttivo aumentano. La Direzione Investigativa Antimafia afferma che il clan Casamonica durante tali periodi opta spesso per instaurare nuove alleanze strategiche, fondamentalmente evitando un uso massiccio della violenza. Quando possibile chiaramente, il clan tenta la spartizione delle attività con i propri cugini Spada oppure organizzazioni criminali tra cui vi intercorre già un rapporto di alleanza pregressa. Sebbene non emergano singoli casi eclatanti di “appalti truccati” totalmente riconducibili al clan Casamonica, storicamente sul litorale romano, più precisamente ad Ostia, vi sono stati e continuano ad essere presenti molteplici attività illecite che sono state ricondotte al clan criminale Spada, come già affermato, famiglia criminale legata ai Casamonica da affari criminali regolari nel tempo e stretti legami parentali. Queste attività criminose sono atte ad entrare in possesso di appalti pubblici, di solito edilizi, oppure concessioni per stabilimenti balneari, uno dei principali business del clan Spada.

5.8. Smaltimento dei rifiuti

Il clan Casamonica è stato più volte protagonista di spiacevoli episodi nello smaltimento di rifiuti, in modo chiaramente illecito. Lo smaltimento di rifiuti è da tempo immemore un business impiegato da molte mafie tradizionali. Questo accade principalmente per via della relativa facilità di questa attività, guadagni potenzialmente elevatissimi e la bassa probabilità di incorrere a rischi penali rilevanti. Nel concreto questo metodo funziona in modo così efficace poiché per le organizzazioni criminose lo smaltimento di questi scarti ha un costo spesso irrisorio e garantisce alle imprese che usufruiscono del servizio, un risparmio fino all’80% se comparato ai sistemi di smaltimento legali. Le imprese grazie a questo notevole risparmio si riferiscono spesso ad organizzazioni mafiose, ed è proprio in questo mercato particolarmente redditizio in cui anche il clan mafioso capitolino si è insediato. Nelle indagini preliminari eseguite dalla Procura di Roma nel 2018 vi è stata rilevata un’ampia area boschiva adibita a discarica abusiva in un’area archeologica situata in una zona limitrofa al quartiere Romanina, a Roma, che si espande per circa 3000 mq. Per merito di accertamenti successivi sono stati rinvenuti e classificati massicce quantità di rifiuti di tipo speciale, ovvero altamente tossico e potenzialmente pericoloso per l’ambiente e la fauna locale. L’indagine ha portato al sequestro del terreno utilizzato per l’attività illecita, già di proprietà del Comune di Roma, e alla denuncia di un individuo di origine bosniaca e un membro appartenente alla famiglia Casamonica.

5.9. Truffe

Fin dagli albori molti membri della famiglia Casamonica sono stati protagonisti di svariate truffe in molteplici settori, ai danni principalmente di privati cittadini. Nonostante la grande espansione del clan negli ultimi decenni, il clan Casamonica viene spesso ancora associato a molte truffe in tutta Italia. Gianluigi, pensionato di 80 anni residente a Genova, afferma di essere stato vittima di una di queste truffe da parte di due membri della famiglia Casamonica, o almeno così è come si sono identificati i suoi aggressori. Gianluigi racconta di essere stato chiamato da dei presunti carabinieri che lo hanno informato di essere vittima di una truffa con la sua auto, e che per risolvere il problema, sotto richiesta di un magistrato, un carabiniere sarebbe passato a casa sua per ritirare tutto il denaro presente nell’abitazione. Dapprima Gianluigi ci credette, ma successivamente, comprendendo l’assurdità della situazione e il possibile tentativo di frode, decise di richiamare i malviventi per informargli che non avrebbe fornito loro alcuna somma di denaro. A quel punto i criminali decisero di identificarsi come “parenti dei Casamonica” e gli inviarono tramite una nota applicazione di messaggistica online delle immagini contenenti una pistola sul cruscotto di una macchina, oltre che svariate minacce di irruzione forzata nella sua abitazione. Gianluigi ha dichiarato: «Vivo solo e ho avuto paura che potessero entrarmi in casa. Alla fine ho deciso di consegnare loro il denaro che mi chiedevano e così se ne sono andati». Fortunatamente in questa specifica circostanza non è accaduto nulla di particolarmente pericoloso per l’incolumità fisica della vittima, ma si sono verificati molti casi analoghi, e talvolta che potessero mettere a repentaglio la sicurezza del malcapitato, in tutto il territorio italiano. Questa è solamente una delle strategie impiegate dai Casamonica per truffare individui, spesso indifesi e fragili.

5.10. Il pedaggio

Il clan Casamonica si avvale anche di altre attività criminali, relativamente di piccolo spessore, per aumentare i ricavi complessivi. Tra questi vi è il pedaggio, utilizzato soprattutto nei vicoli stretti che controllano, come il Vicolo di Porta Furba. Nella pratica quando i membri del clan notano il passaggio di un’autovettura estranea, la costringono a fermarsi, e chiedono al conducente “un’offerta libera”, che però spesso deve superare un minimo di 10 o 20 euro, per poter semplicemente passare sulla strada. Strade ovviamente di appartenenza del Comune di Roma, non del clan. Nel caso il conducente si rifiuti, le intimidazioni e talvolta le aggressioni fisiche saranno pressoché inevitabili.

5.11. Riciclaggio di denaro ed elevazione del loro status criminale

La Direzione Investigativa Antimafia ha stimato il patrimonio del clan Casamonica per una cifra pari a circa 90 milioni di euro, suddiviso in 43 famiglie affiliate. Secondo però quanto afferma il giornalista Nello Trocchia, questa è una cifra estremamente sottostimata e il vero patrimonio del clan è sconfinato. Chiaramente, la quasi totalità di questo denaro è proveniente da attività illecite, e quindi, il clan ha bisogno di ripulire il denaro sporco e ci riesce insidiandosi nel mondo del lavoro legale. Nel febbraio del 2022 sono stati confiscati diversi immobili utilizzati per scopi commerciali riconducibili al clan Casamonica, tra cui un distributore di benzina, un bar tabacchi, quote societarie e svariati immobili domiciliari da cui ricavavano introiti “puliti”. Il clan Casamonica è anche noto per la loro ostentazione del lusso, che però non è solamente mero folklore come spesso viene definita, bensì è un’operazione ben più ampia appartenente al loro metodo di pulizia del denaro contante nonché affermazione del potere mafioso. Gli orologi sono un ottimo mezzo per questo fine, poiché permettono di concentrare migliaia di euro in un bene materialmente piccolo, con un’elevata percezione di status che si rivela inoltre particolarmente facile da trasportare e rivendere, generando del contante apparentemente pulito. I Casamonica hanno anche una passione verso le autovetture, che come nel caso degli orologi, gli permettono di ripulire il denaro ricavato da attività illecite e aumentare la percezione del loro status sociale criminale. Nel maggio del 2017 per merito del procedimento intitolato “All'ombra del Cupolone” sono state sequestrate ai Casamonica, e alcune cosche di ‘ndrangheta, 24 autovetture, di cui, più del 90% erano vetture di lusso o di alta gamma. Questi beni di lusso rappresentano una vera e propria arma coercitiva atta ad aumentare il timore e destabilizzare ancor di più le vittime del clan.

6. Attività extra

6.1. Corruzione

Il clan Casamonica è ben insediato nella gestione degli organi regolatori statali, ad esempio eseguendo attività di tipo corruttivo e possedendo un’ampia e vasta rete di rapporti con svariati agenti di pubblica sicurezza, anche di ranghi elevati e di rilievo. Nell’inchiesta portata avanti dalla Procura di Roma vi si nota un chiaro esempio di corruzione riconducibile al clan criminale Casamonica, avvenuto a Roma e iniziato indicativamente nell’autunno del 2019, che si è poi protratto per mesi. In merito a ciò, il gip Corrado Cappiello dichiara: “una sistematica attività di corruzione nei confronti di appartenenti alla polizia locale di Roma Capitale VII gruppo Tuscolano e di funzionari amministrativi del settimo municipio i quali dietro pagamento di somme di denaro hanno fornito informazioni riservate, comunicato in anticipo lo svolgimento dei controlli di polizia amministrativa e agevolato il rilascio delle licenze e autorizzazioni, omettendo di rilevare irregolarità nello svolgimento delle loro funzioni”. Inoltre Massimiliano Fazzarri, collaboratore di giustizia, ha dichiarato più volte come molti membri Casamonica spesso si vantassero dei contatti a stretto giro con svariati agenti, funzionari e politici della pubblica amministrazione che, in cambio di tangenti, fornirono loro informazioni riservate delle indagini e dei futuri blitz, come poi rilevato anche da indagini successive. Un episodio emblematico venuto a galla dalle cronache nel 2013, racconta una storia sconcertante di quanto il clan sia disposto ad offrire pur di ricevere concessioni, favoritismi e fortificare il legame con soggetti delle istituzioni. Il pubblico ministero romano, Roberto Staffa, e all’epoca anche magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia, fu arrestato nel 2013 con l’accusa di aver concesso gli arresti domiciliari a Consiglio Casamonica, uno dei vertici del clan, in cambio di rapporti di natura sessuali avvenuti nell’ufficio del pm a Piazzale Clodio, a Roma, proprio con la compagna di Consiglio Casamonica, peraltro arrestata anche lei da Staffa stesso. L’accusa verrà successivamente confermata in primo grado nel 2018 con la condanna ad 11 anni di reclusione per Roberto Staffa.

6.2. Episodi di violenza

Oltre le principali attività criminali elencate poc’anzi che il clan svolge, quest’ultimo è stato più volte al centro di numerosi episodi di violenza, spesso non legati ai propri business. Si può citare ad esempio il caso del Roxy bar, situato nel quartiere Romanina. Sono quasi le ore 17 del primo aprile del 2018 quando, due noti individui nell’ambiente criminale romano tra cui un esponente di spicco del clan Casamonica, ovvero Antonio Casamonica e Vincenzo Di Silvio, entrano nel bar pretendendo di superare la fila ed essere serviti immediatamente. Una signora disabile si oppone alla prepotenza imposta dai due, iniziando a difendere fermamente il suo posto nonché l’ordine cronologico e naturale del servizio. Quelle proteste scatenano le furie dei due criminali che aggrediscono fisicamente e ripetutamente la signora, procurandogli diverse lesioni. A quel punto il proprietario e barista del locale che si trovava dietro al bancone interviene per difendere la cliente e placare gli animi, i due criminali reagiscono picchiando anche l’impiegato e demolendo tutti gli arredi del locale, tutto ciò avviene davanti gli occhi terrorizzati di una decina di persone completamente pietrificate. In interviste successive all’accaduto, la moglie di una delle vittime e proprietaria del bar, Roman Roxana, ha dichiarato che alcuni clienti presenti nel bar al momento del fatto, abbiano espresso il loro più sincero dispiacere per quanto avvenuto ma, hanno aggiunto, siamo stati impossibilitati da fare qualsiasi cosa per evitare pesanti ripercussioni su noi o la nostra famiglia. Ciò dovrebbe far comprendere quanto i componenti del clan siano aggressivi e i comuni cittadini terrorizzati da loro. Vi sono stati anche diversi episodi in cui questi hanno perseguito pesanti minacce di morte a giornalisti, magistrati e giudici che indagavano sui loro casi. Tra questi il caso di Federica Angeli, giornalista per Repubblica, a cui è stata assegnata la scorta dopo pesanti minacce da parte del clan Spada. Vi è un ulteriore caso in cui dei membri della famiglia Casamonica abbiamo aggredito violentemente per futili motivi un cittadino egiziano. Medhi Dehnavi è un marmista di origini egiziane che opera a Roma a cui gli furono commissionate varie colonne e sculture di marmo per conto di Guido Casamonica. Durante la realizzazione di queste opere però, alla richiesta di un cospicuo anticipo di Medhi, Guido Casamonica si rifiuta di pagare pretendendo comunque che continuassero i lavori della realizzazione delle opere commissionate, Medhi si rifiuta categoricamente di sottostare a queste richieste e inoltrarsi con i lavori, ciò innesca la furia di Guido e di tutti i suoi parenti che in poco tempo sopraggiungono intorno all’attività commerciale, demolendoglielo, e tra le varie minacce di morte lo aggrediscono fisicamente e ripetutamente spaccandogli sulla testa varie lastre di marmo, procurandogli naturalmente ferite molto profonde. Questi episodi di violenza non sono semplici atti aggressivi, bensì fanno parte di una strategia di intimidazione ben più ampia. Il messaggio che lasciano intendere è che loro ci impiegano poco a picchiarti e a distruggere tutto ciò che possiedi, anche per motivi spesso superflui, e che se ti infrapponi tra loro, la prossima vittima potresti essere proprio tu.

6.3 Ostentazione del lusso

Come già introdotto nel secondo paragrafo, il clan è riconosciuto dalla massa, per una loro caratteristica in particolare, l’ostentazione del lusso. La famiglia Casamonica dispone di un patrimonio stimato che ammonta a circa 90 milioni di euro, nonostante qualunque membro della famiglia Casamonica risulti nullatenente. Sui profili social di alcuni membri Casamonica appaiono spesso fotografie e filmati che li ritraggono su poltrone simili a quelle papesche, circondati dal loro tipico arredamento folkloristico e pacchiano. In ulteriori scatti, è frequente notare i membri della famiglia Casamonica con migliaia di euro in contanti fra le mani, orologi molto dispendiosi al polso, auto di lusso nello sfondo, piatti pieni di ostriche e bottiglie di champagne pregiati. L’ostentazione del clan si palesò platealmente quando il 20 agosto 2015, a Cinecittà, venne celebrato il funerale di Vittorio Casamonica, storico membro della famiglia mafiosa. Il funerale destò particolare scalpore nell’opinione pubblica nazionale, soprattutto per il metodo con cui questo venne celebrato. Infatti, in quell’occasione, la bara venne trasportata in una carrozza trainata da cavalli, con petali di fiori che caddero dal cielo rilasciati da un elicottero, la colonna sonora de “Il Padrino” che si udì in tutta la piazza e centinaia di individui accorsi per celebrare la scomparsa del “re” Vittorio. Chiaramente per questo imperioso funerale non venne chiesta, né tantomeno concessa, alcun tipo di autorizzazione che regolò le attività che vennero svolte in quell’occasione, tra cui il sorvolamento dell’elicottero. È importante da sottolineare però, che il clan non ostenta la propria ricchezza per mera vanteria, bensì per un motivo molto più intrinseco. Infatti, secondo molti esperti, l’ostentazione del lusso della famiglia è parte integrante della strategia intimidatoria attuata da essa.

7. Quasi totale assenza di collaboratori di giustizia

Una caratteristica notevole che ha consentito al clan Casamonica di espandersi così rapidamente e senza subire particolari indagini è indubbiamente la scarsità di collaboratori di giustizia. Per decenni il clan Casamonica operò criminalmente esclusivamente con persone interne al loro nucleo familiare o già consolidate nell’ambiente. Ciò permise di costruire nel tempo un muro di totale omertà nei confronti delle dinamiche criminali interne al clan. Anche la forte presenza e controllo sul territorio delle aree in cui operano ha reso complicato per molti trovare il coraggio di denunciare, per paura di ritorsioni fisiche che mettano in pericolo la propria incolumità o quella dei propri cari. Non a caso per molti esperti le poche testimonianze fornite dai collaboratori di giustizia rappresentarono una netta svolta nelle indagini per il maxiprocesso nonché nell’operazione Gramigna. I collaboratori di giustizia più incisivi sono indubbiamente Massimiliano Fazzarri e Debora Cerreoni, che tramite le loro testimonianze hanno fortemente contribuito a comprendere chiaramente le dinamiche criminali del clan, che successivamente, portarono il clan Casamonica ad essere riconosciuto come un’associazione di stampo mafioso ai sensi dell’articolo 416-bis del Codice Penale.

8. Il ruolo delle donne

Molto spesso le donne quando si parla dei Casamonica non sono considerate a sufficienza. In realtà il ruolo delle donne nella famiglia e nel clan rappresenta un elemento importante in entrambe le situazioni, seppur impiegate in ruoli e in modi estremamente diversi. I Casamonica hanno un rapporto a tratti antonimo con le donne, talvolta subordinandole e sottomettendole e talvolta facendole partecipare all’attività criminale del clan, considerandole a pari di un uomo.

8.1. Il ruolo delle donne nella famiglia

Il ruolo delle donne nella famiglia Casamonica è spesso subordinato e sottomesso dal capo, ovvero l’uomo della famiglia, assistendo ad un vero e proprio sistema familiare patriarcale. Debora Cerreoni, ex moglie di Massimiliano Casamonica, racconta al Tribunale di Roma: «non ero mai stata considerata sul loro livello, ero comunque una gaggia». “Gaggia” è un aggettivo dispregiativo usato dai Casamonica per definire un individuo di livello inferiore a loro ed esterno al nucleo familiare. Debora dichiara inoltre numerose rigide regole a cui è dovuta sottostare. Infatti le donne nella famiglia Casamonica devono rispettare un codice ferreo con numerosissime restrizioni. A queste ultime infatti non è permesso lavorare, per evitare una propria indipendenza economica, invece, hanno un ruolo centrale nella gestione della casa. Si occupano principalmente di badare al marito e ai figli, nonché insegnare alla prole il codice e le usanze della famiglia. Per le donne è un dovere imprescindibile essere fedeli al marito, nonostante gli uomini della famiglia frequentino spesso, e regolarmente, locali notturni e prostitute, come dichiarato dagli stessi. In particolare a Debora Cerreoni, in quanto gaggia, è stato imposto di conoscere fluentemente la lingua romanès, principalmente per poter dialogare segretamente con gli altri membri della famiglia. Per tutte le donne dei Casamonica, compresa la Cerreoni, è inoltre severamente vietato fumare e utilizzare pantaloni o pantaloncini, bensì sono concesse esclusivamente le gonne. Debora Cerreoni racconta di essere stata sottomessa quotidianamente, di aver vissuto una vita tremenda e stremante. Tramite alcuni aneddoti racconta così la sua vita da fidanzata, e poi moglie, di Massimiliano Casamonica. Racconta la collaboratrice Debora Cerreoni al Tribunale di Roma: «Ho sempre fumato di nascosto poi alla fine infatti ogni volta che Massimiliano, mi ha sgamato, mi ha massacrato di botte». In un ulteriore udienza racconta che durante il loro periodo di fidanzamento, è stata abbandonata in strada e non accompagnata a casa da Massimiliano, come da accordo, poiché indossava dei pantaloncini. Negli ultimi periodi della convivenza con Massimiliano Casamonica, Debora adottò volutamente dei comportamenti inaccettabili per il codice del clan, con l’obiettivo di spingere Massimiliano Casamonica a lasciarla. Così non accadde però, e anzi iniziò a subire violenze fisiche e psicologiche di entità e gravità gradualmente maggiori. In un’udienza al Tribunale di Roma raccontò: «Mi controllavano a vista. Persino quando andavo in bagno dovevo tenere la porta aperta». Massimiliano Casamonica era inoltre gelosissimo di sua moglie, infatti, Massimiliano Fazzari, anche lui collaboratore di giustizia, una volta dichiarò: «Ho vissuto per un periodo in Vicolo di Porta Furba dove vivono gli altri Casamonica. Mentre Massimiliano era in carcere, girava la voce che la moglie Debora Cerreoni lo tradisse. Liliana Casamonica venne da me e mi chiese se sapevo qualcosa, arrivando a minacciarmi di squagliarmi nell'acido se non avessi raccontato ciò che sapevo». Per le mogli dei Casamonica, in particolare per le gagge, era vietato uscire con persone estranee alla famiglia Casamonica oppure senza il consenso del marito. Una pressione asfissiante e una sottomissione totale. Anche le figlie femmine subiscono delle ripercussioni nella loro vita, infatti queste, alla comparsa del loro primo ciclo di mestruazione sono obbligate, dal padre e capo della famiglia, ad abbandonare gli studi, con il fine primario di evitare il contatto prolungato con persone esterne al nucleo familiare. Successivamente quest’ultime, vengono fatte sposare con chi deciso dal padre e obbligate a diventare madre da giovanissime, con lo scopo primario di aumentare il numero di individui della famiglia e quindi del clan. Le giovani donne quindi diventano una merce di scambio e un modo per costruire alleanze criminali. Un sistema tanto subdolo e meschino quanto, purtroppo, estremamente efficace.

8.2. Il ruolo delle donne nel clan criminale

Il ruolo delle donne nelle attività criminali del clan assume un’importanza spesso notevole. Infatti, le mogli e le amanti dei Casamonica partecipano spesso ad attività criminali del clan. Secondo le indagini, le mogli solitamente vengono impiegate in ruoli come: la riscossione di denaro dai prestiti usurai, la gestione del denaro contabile del clan e lo spaccio di sostanze stupefacenti, siccome tutte queste attività avvengono all’interno o attorno alle abitazioni, e chiaramente, in subordinazione al marito. Invece, le amanti, vengono frequentemente usate per l’intestazione fittizia di beni o come prestanome, siccome non riconducibili direttamente alla famiglia Casamonica, oppure come per le mogli, impiegate per riscuotere denaro dai prestiti usurai. Una delle donne di maggior rilievo nella famiglia Casamonica è sicuramente Gelsomina Di Silvio, detta Silvana. I testimoni che l’hanno conosciuta la descrivono come una persona irascibile, violenta, isterica, imprevedibile e molto temuta. Una figura ricorrente nella pianificazione, gestione e attuazione delle attività criminali e chiaramente di notevole rilievo nel clan, a pari del marito Ferruccio Casamonica. Durante un’udienza al Tribunale di Roma, Simona Zakova, collaboratrice di giustizia ed ex moglie di un membro Casamonica, dichiara: «Da noi comandava Gelsomina. Lei è manesca, lei comanda, lei è una cosa fuori dal normale, è un diavolo in persona, lei deve sapere tutto, ordine, tutto, tutto, tutto, mai una cosa (parola incomprensibile), tutto! È gelosa dei figli, è un diavolo». Un’altra donna di spicco nel clan secondo molti testimoni è Liliana Casamonica, detta Stefania. Massimiliano Fazzari, collaboratore di giustizia, rilascia al tribunale alcune dichiarazione che descrivono perfettamente il ruolo e il timore che incute Liliana. Fazzarri dichiara: «Da quando Peppe era dentro praticamente comandava Stefania. Lei gestiva i soldi. Da quando era carcerato comandava la famiglia. Una volta mi ha detto “poi la famiglia nostra funziona un po’ come giù da voi in Calabria, mo perché non c’è Peppe, ma io vado al carcere, mi hai capito no?”». Fazzarri aggiunge: «Alla fine esternamente sono come uomini, ci sono alcune donne che picchiano seriamente. Sono violente uguali. Hai visto menare un pugile, una belva, un’animale. Liliana ti da un cazzotto ti spacca tutto. Quella fa paura davvero».

9. Semantica del clan

Un’importante problematica riscontrata durante il corso delle inchieste è l’uso della lingua romaní (o romanès) da parte della famiglia Casamonica. Questa è una lingua di origine indiana, che i gruppi nomadi utilizzarono nell’India occidentale circa una dozzina di secoli fa. Successivamente i gruppi nomadi che parlarono questa lingua, migrarono verso l’Europa a partire dal X secolo. Con la loro migrazione, la lingua romaní, subì molteplici cambiamenti per via dei popoli che incontrarono sul loro percorso, assumendo vocaboli e influssi della lingua curda, armena, persiana e greca. I Casamonica hanno conservato questa lingua nel tempo, e attualmente, la utilizzano con lo scopo principale di non essere compresi anche qualora dovessero venir intercettati. Racconta un inquirente: «Una delle difficoltà che troviamo è proprio tradurre la loro lingua. La lingua originaria romaní dei gruppi sinti che si mischia con il dialetto abruzzese o romano trasforma le loro conversazioni in un rebus, in un linguaggio incomprensibile». Debora Cerreoni disse: «I Casamonica fanno affidamento sulla convinzione che la loro lingua sia di difficile comprensione, per cui parlano liberamente». Inoltre, siccome essa è una lingua utilizzata da una cerchia relativamente ristretta di individui, talvolta subisce variazioni addirittura da famiglia a famiglia, rendendo maggiormente difficoltoso decifrare il contenuto. Gli interpreti specializzati e affidabili sono pochissimi, e molti di questi rifiutano l’impiego di traduttore per timore di poter subire ripercussioni, come già successo. Basti pensare che per l’inchiesta Gramigna svoltasi presso il Tribunale di Roma, solamente un individuo ha accettato l’impiego di traduttore. Chiaramente quindi, la lingua utilizzata dai Casamonica, rappresenta un ulteriore ostacolo per le indagini già complicate, e spesso protette dal muro di omertà di alcune vittime, affiliati e cittadini.

10. Struttura del clan

10.1. Struttura generale e figure di spicco

Il clan Casamonica, seppur riconosciuto dal 2021 come organizzazione a delinquere di stampo mafioso ai sensi dell’articolo 416-bis, non presenta la classica struttura delle mafie tradizionali. Le classiche mafie infatti solitamente presentano una struttura piramidale ben definita, con ranghi, ruoli e status precisi. Invece, il clan Casamonica, come dichiarato anche dai collaboratori di giustizia, non presenta questa forma di organizzazione classica, non spicca un capo supremo, e al contrario, è suddiviso in tanti piccoli capi delle corrispettive famiglie. Nonostante ciò secondo gli inquirenti, effettivamente sono presenti figure criminali più attive e con maggior influenza criminale rispetto ad altre. Le figure più rilevanti sono senza dubbio: Giuseppe Casamonica, considerato un leader carismatico in grado di gestire grandi gruppi di individui e grandi operazioni anche a livello globale; Luciano Casamonica, storico esponente del clan coinvolto spesso in vicende giudiziarie legati all’estorsione o all’usura; Salvatore Casamonica, figura chiave, volto e intermediario nelle grandi operazioni criminali anche a livello globale; Massimiliano Casamonica, soggetto costantemente occupato negli affari quotidiani del clan, estorsioni, truffe, richiesta del pizzo e usura sono i suoi cavalli da battaglia. Secondo le stime più precise si contano più di mille soggetti e 43 famiglie affiliate al clan, la maggior parte situate nel territorio romano o nelle sue pertinenze. Negli anni il clan ha costruito una fitta rete di legami parentali difficilmente penetrabili, caratteristica fondamentale del loro successo criminale.

10.2. Frizioni tra famiglie

Gli scontri tra le famiglie affiliate sono praticamente inesistenti, perché come riportato anche da molti esperti nel settore, “la pace criminale fa bene a tutti”. Storicamente però ci sono stati effettivamente degli scontri, in particolare tra i membri della famiglia Casamonica e i membri della famiglia Di Silvio. La rissa del Mandrione avvenuta nel 1969 a Roma ne è l’esempio lampante. Una rissa che coinvolse più di un centinaio di individui e portò al ferimento e all’arresto di decine di soggetti. Ad oggi questi spiacevoli episodi non accadono frequentemente, e anzi, sono spesso totalmente assenti. Solitamente quando vi intercorrono delle frizioni fra i individui o gruppi, quali potrebbero culminare con faide personali o scontri tra clan, interviene un paciere, spesso della famiglia Casamonica siccome considerata la più autorevole, che ha il compito di sedare la situazione evitando conseguenze spiacevoli per chiunque.

10.3. Aiuto reciproco

L’unione e l’aiuto reciproco sono ad oggi le fondamenta nella famiglia e nel clan. Proprio Giuseppe Casamonica durante un’intercettazione confessa l’unione e l’aiuto reciproco che si è instaurato all’interno della famiglia: «Lo sai che è? La famiglia nostra è tutta unita. Noi siamo proprio uniti, proprio in famiglia è una cosa, è la razza propria che è fatta in questa maniera. Se a me mi serve una cosa, pure se io sto in difficoltà e non so vado da mi’ zio e mi’ zio mi aiuta, non è questo il problema. Magari posso andare da mio cugino, da mio zio e via dicendo». La potenza del clan Casamonica ad oggi risiede proprio nella compattezza e nell’inscalfibile muro di omertà che si è creato attorno alle ville lussuose della famiglia. I matrimoni con donne “gagge” infatti sono sempre meno frequenti, soprattutto per evitare che questo solido equilibrio costruito negli anni possa cedere.

11. La narrazione del clan

11.1. Il cognome pesante

Durante questi decenni il clan ha sviluppato attorno a sé una vera e propria narrazione, un modo di raccontarsi, e chiaramente, anche un metodo per difendersi e giustificarsi davanti alle domande incalzanti di diversi giornalisti. I membri del clan si definiscono come quelli buoni, come quelli che hanno sbagliato ma che non per questo debbono essere continuamente identificati come criminali, si sentono spesso giudicati ed etichettati solamente per il cognome che portano e non per quello che sono davvero. In un’intervista al programma “Non è l’arena” condotto da Massimo Giletti, Luciano Casamonica incalzato dalle domande di Francesca Fagnani dichiarò: «Il reato che fanno i Casamonica se sbagliano pagano, non posso pagare perché faccio il cognome Casamonica» continua Luciano «se io faccio il cognome Casamonica prendo un anno, prendo dieci anni hai capito». È un’affermazione ricorrente non solo da Luciano Casamonica ma da moltissimi altri membri di questa famiglia. In svariate interviste televisive o durante riprese per alcune inchieste giornalistiche, molti membri si sentono discriminati per il cognome o affermano di venir indagati o addirittura arrestati solamente per esso.

11.2. Il lavoro duro

Nella medesima intervista presa in causa poc’anzi, Luciano Casamonica tenta di spiegare sotto esplicita richiesta della giornalista Fagnani, l’enorme mole di denaro che la famiglia Casamonica ha accumulato. In modo vago e goffo Luciano Casamonica alla domanda della giornalista: «che fa (di lavoro)?» risponde: «Io ho fatto un film americano, un film in Francia […] Io campo lavorando al cinema, lavorando qualche volta che vendo e compro auto». La giornalista Francesca Fagnani non soddisfatta delle risposte continua ad incalzarlo e Luciano risponde: «Lo sai quanto ho preso all’età di dieci anni a quel film? Quindici milioni». Il film a cui fa riferimento Luciano Casamonica è un film del 1970 in cui lui ebbe un ruolo, peraltro, non centrale. Sostiene che il suo stile di vita e la sua villa lussuosa siano frutto di duro lavoro, reputandosi un gran lavoratore fin dalla tenera età. Durante un maxi-blitz condotto dai carabinieri che ha portato alla perquisizione di diverse abitazioni e all’arresto di 39 soggetti, anche Raffaela Casamonica rivolgendosi alla giornalista Francesca Fagnani disse: «Se vedete tutto questo qua l’ha fatto tutto il povero papà mio che ce l’ha lasciato, era benestante […] Sono 50 anni di lavoro il povero papà mio». Appena successivamente alla domanda della giornalista: «che lavoro faceva suo papà?», la risposta fulminea fu: «il commerciante di cavalli». La quasi totalità dei Casamonica intervistati sostiene che la propria famiglia ha sempre lavorato duro e che seppur possano aver sbagliato questo non rappresenta un motivo valido per indagarli costantemente.

11.3. La narrazione generale

Il clan Casamonica sostiene quindi di non essere il gruppo mafioso che terrorizza Roma bensì solamente una famiglia molto unità. Si dipingono come individui attenti ai giovani ragazzi mettendoli in guardia per non farli finire in brutti giri, come persone che hanno sempre lavorato, come qualcuno che non merita la cattiveria subita dai carabinieri, magistrati e politici. Chiaramente la realtà dei fatti e delle cronache giudiziarie racconta una storia ben differente costituita da violenza, intimidazione e nessuna pietà per chi si oppone.

12. I grandi processi

12.1. I primi processi

I primi processi giudiziari in cui figurano nei registri vari membri dei Casamonica risalgono fino al 1969, quando ci furono violente risse per regolare dei conti, probabilmente di natura personale, si tratta della cosiddetta rissa del Mandrione descritta poco fa. In quell’occasione chiaramente l’idea di una grande famiglia mafiosa Casamonica non era concepibile, infatti gli imputati vennero processati come singoli individui. In quell’occasione ci furono 45 fermi, e quindici di questi vennero arrestati e successivamente processati con le accuse di: rissa aggravata, lesioni e possesso di armi. Durante tutti gli anni ’70 e ’80 continuarono i reati e molti membri della famiglia Casamonica, ma soprattutto famiglie affiliate come i Di Rocco, Spada e Cinciarelli, vennero portati in tribunale molto spesso con l’accusa di omicidio, tentato omicidio o porto abusivo d’armi. Durante gli anni di piombo questo tipo di pratiche era molto diffuso e anche i Casamonica, spesso in subordinazione alla Banda della Magliana, effettuavano questo tipo di servizio criminale. Chiaramente anche in questo caso i membri delle corrispettive famiglie vennero processati singolarmente per la stessa ragione.

12.2. La prima svolta

La prima grande svolta che segnò probabilmente l’inizio del riconoscimento della famiglia in organizzazione mafiosa e costruì delle solide basi per la successiva grande inchiesta Gramigna avvenne nel 2012, quando le indagini colpirono 39 soggetti, tra cui 24 donne, successivamente arrestati, tutti appartenenti alla famiglia Casamonica, per attività di spaccio nella zona sud di Roma. Appena 6 anni dopo ci fu nuovamente un processo ai danni della famiglia Casamonica, e famiglie affiliate, che li portò in tribunale con svariate cause, tra cui: lesioni personali pluriaggravate, l’ausilio di un’arma impropria e per l’aggravante mafiosa. Per la prima volta almeno un membro della famiglia Casamonica viene processato anche secondo l’accusa di appartenere ad un’organizzazione mafiosa. Il tratto che si è delineato da questi processi è ormai chiaro e trasmette una verità che nessuno, soprattutto il clan Casamonica, vuole ammettere. Il clan Casamonica è di matrice mafiosa. Grazie a queste solide basi dei processi antecedenti, alla lotta in prima linea dell’ex sindaca di Roma Virginia Raggi e alle rivelazioni di Debora Cerreoni, nel 2018 comincia l’indagine che stravolge la narrazione costruita dai Casamonica.

12.3. L’operazione Gramigna

I primi arresti dell’indagine Gramigna avvennero durante il maxi-blitz effettuato dai Carabinieri di Roma su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia, nella notte del 17 luglio 2018. In quell’occasione vennero impiegati 250 agenti, un elicottero, diverse unità cinofile e personale dell'8° Reggimento Lazio dell’Esercito; un’operazione che a Roma non si era mai vista. L’ordinanza di custodia cautelare firmata dai gip prevedeva originariamente l’incarcerazione di 37 soggetti, di cui 31 arrestati quella stessa notte e 6 che risultavano ricercati. La DDA dichiarò: «Un'organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, all'estorsione, all'usura, e alla concessione illecita di finanziamenti», aggiungo, reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso. I rinviati a giudizio erano stati originariamente 63, a fine 2019 altri 14 imputati erano stati condannati con rito abbreviato e tre imputati hanno scelto il patteggiamento. Successivamente i soggetti giudicati dal Tribunale di Roma nel 2020 per l’operazione Gramigna furono 44, di cui 14 accusati di aver agito con il metodo mafioso. La sentenza emessa il 29 novembre 2022 dalla Corte d’Appello di Roma, conferma il reato di associazione mafiosa ed emette pene per un totale di circa 400 anni di reclusione, invece dei 630 chiesti dall’accusa.

12.4. Gramigna bis

Poco meno di un anno dopo l’operazione Gramigna, più precisamente il 15 aprile 2019, il Comando provinciale dei carabinieri di Roma, su richiesta della DDA, eseguì 23 misure cautelari a soggetti appartenenti alle famiglie Casamonica, Di Silvio e Spada. Le accuse sono: estorsione, usura, intestazione fittizia di beni, spaccio di stupefacenti e altro. La quasi totalità dei reati effettuati sono accusati dell’ausilio del metodo mafioso.

12.5. Le pene inflitte

Queste le pene inflitte agli imputati e membri del clan Casamonica emesse il 29 novembre 2022 dalla Corte d’Appello di Roma per via dell’operazione Gramigna e Gramigna bis giudicate dallo stesso filone processuale:

*In ordine alfabetico

Casamonica Antonietta, detta “Dindella”: 9 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione

Casamonica Asia Sara: assolta perché il fatto non sussiste

Casamonica Celeste: 8 anni e 4 mesi di reclusione

Casamonica Consiglio, detto Simone: 13 anni, 7 mesi e 15 giorni di reclusione

Casamonica Domenico, detto “Balù”: 30 anni di reclusione

Casamonica Emanuel: 13 anni di reclusione

Casamonica Enrico, detto “Ringo”: 11 anni e 15 giorni di reclusione

Casamonica Giovannina, detta “Balì”. 8 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione

Casamonica Giuseppe, detto “Bitalo”: 16 anni e 2 mesi di reclusione

Casamonica Guerrino: 16 anni e 6 mesi di reclusione

Casamonica Liliana, detta Stefania: 15 anni, 8 mesi e 15 giorni di reclusione

Casamonica Luciano: 13 anni, 9 mesi e 15 giorni di reclusione

Casamonica Massimiliano, detto “Ciufalo”: 28 anni e 10 mesi di reclusione

Casamonica Pasquale, detto “Rocky”: 24 anni di reclusione

Casamonica Rocco: 9 anni e 4 mesi di reclusione *giudicato in rito abbreviato nel dicembre 2019

Casamonica Salvatore, detto “Dò”: 26 anni e 2 mesi di reclusione

Casamonica Salvatore, detto Andrea: 13 anni e 7 mesi di reclusione

Sommando le cifre si superano i 250 anni di reclusione totali, considerando esclusivamente i 17 imputati del processo appartenenti alla famiglia Casamonica.

12.6. Curiosità

Il nome scelto ad hoc per l’operazione rappresenta un atto simbolico e una curiosità interessante da raccontare. L’erba gramigna, da cui prende spunto il nome dell’operazione, è un’erba altamente infestante e molto difficile da estirpare a causa delle sue radici che si propagano rapidamente e in profondità nel tessuto terreno. È stato scelto proprio il nome di questa pianta per la più grande operazione fatta ai danni dei Casamonica proprio per simboleggiare la rapidità e l’immensità del territorio che il clan è riuscito a conquistare in un lasso di tempo relativamente ridotto, solo qualche decennio. Una caratteristica sicuramente simbolica, e non rilevante sul lato pratico, ma perfetta dimostrazione semantica e metafora delle insidiose radici che il clan ha coltivato sul territorio romano.

13. Confische dei beni - Colpire il patrimonio

Negli ultimi anni le forze dell’ordine nazionali e la Dda si sono operati per contrastare il fenomeno mafioso nazionale, in questo caso specifico con un’attenzione focalizzata sulla città capitolina. Ripercorriamo in questo capitolo i momenti cardini dei maxi-blitz, delle perquisizioni e delle confische al clan Casamonica.

13.1. Le prime perquisizioni e confische

Le prime rilevanti confische dei beni al clan, risalgono durante la Maxi operazione del 24 gennaio 2012, quando l’Autorità Giudiziaria dispose il sequestro di beni immobili, autovetture, conti correnti, depositi bancari e postali. In quell’occasione vennero confiscati diversi beni immobili come terreni, ville e abitazioni, svariate migliaia di euro in contante, gioielli e orologi d’oro, diverse autovetture di lusso o di alta gamma, nonché oltre 10 chilogrammi di cocaina purissima, che “tagliata” e spacciata su strada avrebbe generato almeno due milioni di euro. Una confisca di circa 5 milioni di euro complessivi.

13.2. All’ombra del Cupolone

Durante l’operazione intitolata “All’ombra del Cupolone” iniziata a maggio del 2017 dagli investigatori della Divisione Anticrimine della Questura di Roma vennero sequestrate 24 auto, di cui molte di lusso, dieci immobili residenziali, 21 tra società e imprese, 25 complessi aziendali, 68 rapporti creditizi per un saldo attivo totale di circa 424 mila euro e una polizza assicurativa relativa a preziosi beni, tra cui tre orologi particolarmente dispendiosi. Tra i locali sequestrati figurarono moltissimi bar e ristoranti soprattutto nella zona del centro storico di Roma e dintorni, come Città del Vaticano e Trastevere, ma anche in Calabria, Milano e Campania. Il provvedimento di sequestro divenne poi confisca nel marzo 2019. I beni confiscati raggiungono un valore complessivo di circa 30 milioni di euro, appartenenti originariamente a molti membri del clan Casamonica e importanti cosche di ‘ndrangheta affiliate al clan, tra cui i Piromalli.

13.3. Ruspe al Quadraro

Un altro rilevante blitz avvenne all’alba del 20 novembre 2018, impiegò più di 600 agenti della polizia locale e 20 mezzi per l’abbattimento, sul posto vi erano anche l’allora Sindaca di Roma Virginia Raggi, e il Ministro dell’Interno Matteo Salvini. La Sindaca Virginia Raggi dichiarò in un post Facebook: «da oltre 10 mesi abbiamo pianificato questa operazione […] Quelle villette erano da 30 anni lì, realizzate in palese violazione di regolamenti edilizi, vincoli paesaggistici, ferroviari ed archeologici. Alcune case avevano persino inglobato interi tratti dello storico acquedotto Felice». Le 8 ville sequestrate nella zona del Quadraro, a Roma, avevano un valore stimato intorno ai 10 milioni di euro e si estendevano per un totale di circa due mila metri quadrati. L’operazione condotta dagli agenti della polizia locale ha portato allo sgombro di poco meno di 40 individui, e l’abbattimento degli immobili è avvenuto in tempi record, in meno di una settimana tutte le ville erano già state abbattute. Ad oggi il territorio su cui posavano le abitazioni è di proprietà pubblica e fa parte del patrimonio del Comune di Roma. Successivamente il Comune di Roma ha adibito una parte del territorio sul quale sorgevano le ville ad area ricreativa, inaugurando il 22 maggio 2019 il Parco della Legalità, giorno scelto ad hoc per ricordare la strage di Capaci e via d’Amelio. Il prete torinese, fondatore del Gruppo Abele e dell'associazione Libera contro le mafie, Don Ciotti, commentò così l’evento di inaugurazione del parco: «È un segno di speranza che lo Stato riesca a sequestrare un bene e restituirlo alla collettività. Devono toccare con mano la bellezza del recupero di ciò che è stato frutto di violenza e che la mafia è fatta solo da parassiti».

13.4. Operazione Gramigna bis - Confische

Le prime confische dell’operazione avvennero proprio durante il maxi-blitz dell’operazione Gramigna avvenuto il 17 luglio 2018. In quell’occasione vennero confiscati 14 orologi di lusso, gioielli preziosi, oltre 50 mila euro di denaro contante e sostanze stupefacenti già pronte al commercio in piazza, con un totale complessivo di beni sequestrati che supera i 150 mila euro. Il 15 maggio 2019 il clan si ritrova ancora sotto scacco, stavolta dai carabinieri del nucleo Investigativo di Frascati. L’operazione Gramigna bis portò il rinvenimento di conti correnti, un'auto di lusso, denaro contante, orologi di lusso, oggetti di valore e una polizza assicurativa da 500 mila euro. La scoperta più inaspettata però fu un’altra, infatti i Carabinieri di Frascati scovarono una cappella funeraria gentilizia trovata all’interno del cimitero di Ciampino, luogo privato di sepoltura e di culto familiare. Secondo successive stime si pensa che il clan abbia speso 80 mila euro per la realizzazione dell’opera. Il totale complessivo dei beni rinvenuti e sequestrati supera il milione e mezzo di euro.

13.5. Il maxi sequestro

Nel febbraio del 2022 arriva un ulteriore maxi sequestro condotto dalla polizia anticrimine della questura di Roma che confisca tre appartamenti situati a Roma e provincia, quote di 5 società di capitali, quote di ulteriori due società, una ditta individuale, una stazione di servizio con annesso bar tabacchi, un bar tabacchi, la concessione di un complesso immobiliare con diritto di acquisto, un veicolo, oggetti preziosi dal valore di oltre 30 mila euro, 10 polizze assicurative dallo stesso valore complessivo e conti correnti divisi tra vari istituiti di credito dal valore di 65 mila euro. Tra gli immobili confiscati vi è la nota “Villa Sonia”, una struttura imperiale, annessa di piscina, situata nella zona di Romanina, a Roma, divenuta una delle principali dimore del clan, punto di riferimento e affermazione del potere mafioso. I beni confiscati raggiungono il valore totale di 20 milioni di euro e appartenevano a Giuseppe Casamonica, al figlio Guerrino Casamonica detto “Pelè” e a Christian Casamonica. Il 28 gennaio 2025 la Corte di Cassazione ha respinto gli ultimi ricorsi e ha reso il provvedimento irrevocabile e il 24 febbraio 2025 le ville e gli oggetti di valore confiscati, dal valore di 3 milioni di euro, sono passati definitivamente nelle mani dello Stato. Due delle tre ville confiscate inoltre, ad oggi sono impiegate in attività sociali, infatti l’ex “Villa Sonia” situata in via di Roccabernarda 8, a Roma, è attualmente sede di un progetto per neo-maggiorenni, ex ospiti di case famiglie, gestito dalla Regione Lazio, invece, la seconda villa confiscata, è stata affidata all’amministrazione comunale di Monterosi, situata in provincia di Viterbo.

13.6. Sanzioni pecuniarie

Un'altra tecnica impiegata dal Tribunale di Roma per erodere le casse dello stato fu quella di infliggere, oltre che le pene “standard” da scontare presso un istituto carcerario, delle sanzioni pecuniarie. In totale i membri Casamonica durante il processo infatti, sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e una multa complessiva di circa 30 mila euro. Seppur questa cifra per un clan criminale di questa potenza criminale possa sembrare tutt’altro che una cifra estremamente cospicua, è sicuramente un metodo per poter detrarre una parte del denaro al clan, denaro che potenzialmente sarebbe stato successivamente investito nello spaccio di stupefacenti.

14. Situazione attuale

Il clan Casamonica attualmente, grazie alle indagini e le operazioni conseguite dalle forze dell’ordine nazionali, risulta indebolito rispetto ai suoi anni di spicco avvenuti indicativamente nella seconda metà degli anni dieci del duemila. Attualmente i vertici di spicco del clan si trovano in istituti penitenziari e molte delle lussuose ville sono state sgomberate e abbattute. Dalla maxi operazione Gramigna i reati eseguiti dal clan sono in calo. Il tempo delle grandi operazioni criminali come “Brasile low cost”, la quale prometteva di importare 7 mila chilogrammi di cocaina in Italia, è ormai giunto a termine.

14.1. Ultime notizie di cronaca

Negli ultimi anni il clan si è reso principalmente protagonista di qualche occupazione abusiva, atti vandalici e qualche rinvenimento di sostanze e armi. Nelle ultime notizie di cronaca concerne alle occupazioni abusive e atti vandali recenti si menziona rispettivamente una coppia di 26 e 27 anni appartenenti alla famiglia Casamonica e Romolo Casamonica. La giovane coppia Casamonica è stata scovata all’interno di un complesso di case popolari in via Prato, situato in provincia di Roma nella frazione di Pavona nel territorio comunale di Albano Laziale. I due occupavano irregolarmente l’abitazione e usufruivano gratuitamente dei servizi di elettricità siccome collegati illecitamente alla rete pubblica. D’altro canto, Romolo Casamonica, ex pugile classe 1962 che partecipò alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984, è indiziato per aver appiccato un incendio nel cortile della vicina l’8 agosto 2025, nel comune di Grottaferrata. In indagini successive gli inquirenti hanno raccolto testimonianze di atti intimidatori e aggressivi attuati da Romolo e sono state inoltre rinvenute tracce di innesco nelle prossimità dell’abitazione dell’indagato. Gli ultimissimi episodi di cronaca riguardanti membri Casamonica sono avvenuti proprio pochi mesi fa, come quanto avvenuto il 17 luglio 2026 ad esempio, quando durante un blitz nel quartiere di Spinaceto, a Roma, i Carabinieri hanno rinvenuto 210 grammi di hashish, 241 grammi di cocaina, 261 grammi di marijuana, 22 grammi di crack, due sciabole e 3.295 euro in contanti, presumibilmente provenienti dall’attività di spaccio di queste sostanze. Insomma, le attività di spaccio continuano, ma non con i grandi quantitativi degli anni antecedenti. Ad inizio luglio di quest’anno inoltre sono giunte notizie di un reclamo presentato al tribunale di sorveglianza di Palermo da parte di Guerrino Casamonica. L’ex capo del clan si lamenta della presenza di un caldo afoso eccessivo in cella e la mancanza di spazio congruo. Guerrino chiede di sottrare un giorno di pena ogni 10 giorni trascorsi in una cella non adatta. Il tribunale di sorveglianza in prima istanza aveva rifiutato la richiesta, tuttavia i giudici della Cassazione hanno accolto il ricorso e successivamente verranno eseguiti ulteriori accertamenti in merito alle condizioni strutturali dell’istituto penitenziario che porteranno ad un ulteriore valutazione.

15. Riflessioni finali

Un clan mafioso delle dimensioni pari a quello dei Casamonica non si estirpa in 5 anni, ma vi si impiegano decenni. Le istituzioni devono garantire la giusta tutela a chi denuncia e a chi lotta attivamente contro temi così delicati, come la mafia. Un commerciante che subisce regolarmente e compulsivamente la richiesta di denaro contante dal clan, il cosiddetto “pizzo”, non sapendo di essere registrato si rivolse a una giornalista e disse: «noi abbiamo un’attività da 40 anni, quindi a me di andare a fare la guerra contro questi uomini di merda, non mi va. Devo andare a fare la guerra? Poi vieni tu con me a fare la guerra con loro? Facciamo così? […] è inutile, io se andiamo, vengo con te, se li andiamo ad ammazzare vengo con te, li spacchiamo tutti, però ci dobbiamo andare tutti». I cittadini hanno paura e sono omertosi, non per codice mafioso, ma per timore. In un paese sviluppato quale l’Italia, non si possono accettare compromessi con mafiosi. Come per le organizzazioni mafiose, anche per i cittadini onesti l’unione fa la forza. Spesso il dibattito politico inoltre trasla su temi di una rilevanza reale davvero minima e questo ostacola la risoluzione dei veri problemi che affliggono l’Italia, tra cui la criminalità organizzata. La mafia è distruzione anche quando costruisce. La mafia è silenziosa anche quando vocifera. La mafia è sanguinosa anche quando non preme il grilletto.

Fonti: “Casamonica, la storia segreta” - Floriana Bulfon | “Casamonica” - Nello Trocchia | “Il clan dei Casamonica” - Nando Dalla Chiesa | IlPost | Open | Il Messagero | RomaToday | la Repubblica | Il Fatto Quotidiano | La Stampa | Sky | L’espresso | La7 | Rai | Domani